PINEROLO - BEURA
405 Km.
Il primo giorno è sempre il più noioso, la tappa di avvicinamento per attaccare le montagne è lunga.
E’ quindi un piacere quando i nostri amici che purtroppo non ci possono seguire per tutto il viaggio si offrono di accompagnarci fino al confine svizzero, facendoci sembrare meno monotona la trasferta autostradale che ci porta fino a Chatillon.
Il tempo era grigio fin dalla partenza e purtroppo la sosta che facciamo per un veloce caffè ci serve anche per indossare le tute anti pioggia, raggiunta Aosta imbocchiamo la statale per il Gran San Bernardo ed iniziamo a salire sempre accompagnati da una noiosa pioggerellina, proseguiamo in mezzo ad altri mototuristi fino a raggiungere il passo ai 2473 m. dove consumato il pranzo visitiamo con interesse l’ospizio benedettino.
Importante valico di penetrazione verso occidente, il colle del Gran San Bernardo ha rivestito un ruolo importante di tramite tra la pianura padana e l’Europa nord-occidentale almeno a partire dal III millennio a.C.
I numerosi ritrovamenti di monete celtiche testimoniano, anche durante la tarda età del Ferro, l’importanza itineraria del colle e un intensificarsi dei contatti culturali tra i due versanti della catena alpina. Fu poi un transito fondamentale per i Romani: di qui passarono imperatori, consoli e legioni (nel 105 a.C. Lucio Cassio Longino, secondo una lapide ora conservata nel Museo del Passo, compì il tragitto Roma-Ginevra in otto giorni).
Le dediche votive a Giove Pennino, incise su tavolette bronzee per iniziativa di funzionari e militari confermano il ruolo essenzialmente militare del valico, adibito a passaggi di truppe e spostamenti di legioni provenienti dalle province nord-occidentali dell’impero. Nel 775 vi transitò Carlo Magno; nel secolo X, secondo una tradizione non attendibile, vi sarebbero giunti i Saraceni, provenienti dalla Provenza, e ne sarebbero stati cacciati dagli abitanti delle valli. Nel 1077 secondo alcuni storici vi sarebbe passato Enrico IV per recarsi a Canossa, nel 1174 e 1175 vi transitò il Barbarossa; più volte lo valicarono i principi di casa Savoia, e Amedeo VIII nel dicembre 1434 vi fece trainare l’artiglieria.
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La fortuna del valico ebbe un notevole declino verso la fine del secolo XV, quando il Vallese si staccò dalla signoria dei Savoia. Famoso è il passaggio di Napoleone (15-21 maggio 1800) diretto a Marengo, con oltre 40.000 uomini, 40 pezzi d’artiglieria e 3000 cavalli.
Terminata la visita ci rivestiamo e salutati i nostri amici iniziamo la discesa verso la cittadina di Martigny, anche se il mal tempo ci accompagna la strada è bella con ampie curve e un asfalto steso da poco, il fondo valle svizzero è molto bello con intense coltivazioni a vite e frutta, complici i limiti di velocità e la proverbiale correttezza svizzera abbiamo modo di vedere le belle cittadine del vallese in particolare Sion il suo capoluogo.
Giunti a Brig riprendiamo a salire tramite una comoda e larga superstrada fino ai 2005 m. del passo del Sempione; la discesa è invece più divertente in quanto la strada si strige e si fa più tortuosa fino a sbucare in Italia in Val Divedro sopra Domodossola.
Ancora pochi Km. con il cielo che si rasserena e raggiungiamo la piccola cittadina di Beura dove passeremo la nostra prima notte.